I fantasmi di Roma: cosa racconta la leggenda

I fantasmi di Roma
I fantasmi di Roma

Roma, secondo la tradizione popolare, è stata da sempre interessata da strane apparizioni. Secondo la leggenda passeggiare durante la notte in alcune strade del centro potrebbe portare ad incontrare i fantasmi di alcuni famosi personaggi che ancora oggi amano frequentare i posti di Roma che li hanno resi protagonisti quando erano ancora in vita. Ma, cosa sapere su i fantasmi di Roma?

I fantasmi di Roma

Quando si parla dei fantasmi di Roma si fa solitamente riferimento ad alcune presenze femminili che sembrerebbero apparire nella notte per le vie della città. Tra queste Pimpaccia o Donna Olimpia, Beatrice Cenci, Costanza Conti De Cupis ecc.

Pimpaccia o Donna Olimpia

Olimpia Maidalchini era una giovane molto ambiziosa, astuta e di bella presenza nata da una famiglia di Viterbo. Secondo la leggenda il suo fantasma sarebbe solito apparire per le vie della Capitale nel cuore della notte a bordo di una carrozza nera. Ed esattamente lungo Ponte Sisto mentre corre in direzione Trastevere. Ma, qual è la sua storia? La giovane donna si sarebbe sposata per due volte. La prima volta con un uomo molto ricco morto presto. La seconda volta invece con Pamphilio Pamphilj ovvero il fratello del cardinale diventato pochi anni dopo papa Innocenzo X. In seguito alla morte del secondo marito la donna sembrerebbe aver ottenuto un grande successo, tanto da essere diventata anche l’unica persona in cui il papa aveva fiducia. Per tale motivo erano molti i politici, i mercanti e i personaggi importanti di Roma che cercavano di conquistare la sua benevolenza per poter essere appoggiati da Innocenzo X.

Al popolo però la donna non piaceva motivo per il quale la soprannominarono Pimpa o Pimpaccia. La sua impopolarità non disturbava la donna che aveva accumulato negli anni ricchezze e un’ottima posizione sociale. Tutto è cambiato nel 1655 quando poche ore prima della morte di Innocenzo X la donna essendosi resa conto che in seguito alla morte del papa avrebbe potuto perdere tutto ciò che possedeva, e quindi ricchezze e potere, decise di riempire due casse di monete d’oro e fuggire non facendo più ritorno a Piazza Navona. Il papa successivo non solo ha deciso di esiliarla a San Martino al Cimino ma l’avrebbe anche invitata a restituire le monete d’oro. Richiesta rifiutata dalla donna. Fu proprio la sua avidità a dare vita alla tradizione popolare sopracitata.

Beatrice Cenci

Questo è il nome del più famoso fantasma di Roma che secondo la leggenda sembrerebbe apparire lungo il ponte che conduce a Castel Sant’Angelo nella notte tra il 10 e l’11 settembre.

Secondo la storia Beatrice Cenci era la figlia di un nobile di nome Francesco Cenci. Un uomo violento che maltrattava moglie e figli e che avrebbe avuto anche dei rapporti incestuosi con Beatrice. Proprio quest’ultima sembrerebbe aver cercato di informare le autorità degli abusi ricevuti senza però ricevere alcun aiuto. L’uomo dopo aver scoperto della denuncia della figlia decise di confinarla nel castello di famiglia, in provincia, insieme alla seconda moglie ovvero Lucrezia Petroni.

I fantasmi di Roma
I fantasmi di Roma

La ragazza esasperata dagli abusi sessuali e dalle violenze di cui era vittima decise di uccidere il padre con l’aiuto dei fratelli Giacomo e Bernardo, della matrigna Lucrezia, di un maniscalco e di un castellano. Dopo due tentativi andati a vuoto riuscirono a compiere l’omicidio. L’uomo venne prima stordito con l’oppio e poi percosso con un mattarello ed infine colpito con un martello e un chiodo. Il corpo dell’uomo venne buttato dalla balaustra nel tentativo di nascondere il delitto e poi sepolto in una chiesa locale mentre la giovane Beatrice e i familiari facevano ritorno a Roma. I sospetti legati alla sparizione di Francesco Cenci portarono le autorità ad indagare e dopo aver riesumato la sua salma ecco che due chirurghi stabilirono che la caduta non poteva aver causato la morte.

Beatrice e coloro che l’avevano aiutata ad uccidere il padre vennero sottoposti alla tortura e finirono per confessare l’omicidio. La giovane donna insieme alla matrigna vennero condannate alla decapitazione e l’esecuzione ha avuto luogo l’11 settembre del 1599 nella piazza di Castel Sant’Angelo.

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